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Autore: Redazione
27 luglio 2018, 10:43
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Introdurre un salario minimo legale anche in Italia, se ne parla da tanto ma ancora non è previsto. In altri Paesi europei, però, c’è già. Sono ben 22 le nazioni europee ad avere stipendi minimi e i più alti si registrano il Lussemburgo (poco meno di 2000 euro), seguono e Irlanda (intorno ai 1600 euro), Paesi Bassi, Belgio (entrambi oltre i 1550). I più bassi, ampiamente al di sotto dei 500 euro, sono quelli percepiti nell’Est Europa: la Bulgaria è fanalino di coda con appena 261 euro.

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Nell'Unione europea i medicinali sono autorizzati mediante una tra le due procedure descritte di seguito. Soltanto i medicinali che hanno ottenuto un'autorizzazione all'immissione in commercio possono essere commercializzati nello Spazio economico europeo (SEE).

1. Procedura di autorizzazione centralizzata

Questa procedura comporta il rilascio di un' unica autorizzazione all'immissione in commercio che è valida in tutti i paesi dell'Unione europea nonché in Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

La procedura centralizzata è obbligatoria per le nuove domande di autorizzazione all'immissione in commercio di:

Per i medicinali che non rientrano in queste categorie, le società hanno la possibilità di presentare all'Agenzia una domanda di autorizzazione all'immissione in commercio mediante procedura centralizzata se il medicinale interessato rappresenta una significativa innovazione terapeutica, scientifica o tecnica, o se il rilascio di un'autorizzazione mediante procedura centralizzata potrebbe apportare benefici alla salute pubblica.

Le domande riguardanti la procedura centralizzata vengono presentate direttamente all'Agenzia europea per i medicinali. La valutazione da parte dei comitati scientifici dell'Agenzia richiede fino a 210 giorni di tempo; al termine di questo periodo il comitato competente adotta un parere sull'opportunità o meno di rilasciare un'autorizzazione all'immissione in commercio per il medicinale.

Il parere viene quindi trasmesso alla Commissione europea , che ha l' autorità finale per rilasciare autorizzazioni all'immissione in commercio nell'Unione europea.

Dopo che un medicinale ha ottenuto l'autorizzazione all'immissione in commercio, il titolare dell'autorizzazione può iniziare a commercializzare il medicinale nel SEE.

.

2. Procedure di autorizzazione nazionali

Ogni Stato membro dell'UE possiede procedure proprie per autorizzare sul proprio territorio la commercializzazione di medicinali che esulano dall'ambito di applicazione della procedura centralizzata . Informazioni su tali procedure nazionali sono solitamente disponibili sul del paese interessato.

Le società farmaceutiche hanno altre due possibili modalità per ottenere l'autorizzazione all'immissione in commercio di questi medicinali in più paesi contemporaneamente:

In alcuni casi le controversie derivanti da tali procedure possono essere sottoposte all'attenzione dell'Agenzia europea per i medicinali per un arbitrato nell'ambito di una procedura di deferimento .

trattamento dell'HIV/AIDS, del cancro, del diabete, delle malattie neurodegenerative, delle malattie autoimmuni e di altre disfunzioni del sistema immunitario nonché delle malattie virali

Riferimenti bibliografici

Esquinas Alcazar J. (1991), «Un sistema globale per la difesa delle risorse genetiche vegetali». Intervista a cura di Maria Fonte, , 44: pp. 49-66.
Fonte M. (2004), , Franco Angeli, Milano.
Fonte M. (2004), " Proprietà intellettuale e dominio pubblico: il caso delle agrobiotecnologie", , 3: 129-154.
Gambardella A., Pammolli F. (2003), «L’economia della conoscenza tra sistema pubblico e incentivi privati», in Malerba (a cura di), , Roma, Carocci.
Hardin G. (1968), «The Tragedy of the Commons», , vol. 162,.
Heller M.A., Eisenberg R.S. (1998), «Can Patent Deter Innovation? The Anticommons in Biomedical Research», , vol. 280, disponibile sul sito Emu Australiamyrtle Sandali Tbar Argento 4kLM3
Malerba F., Torrisi, S. (2003), <<La politica pubblica>>, in Malerba (a cura di), , Roma, Carocci.
Ostrom, E. (1990), , Cambridge University Press, Cambridge.
Ostrom, V., Ostrom, E. (1977), << , Workshop in Politic Theory and Policy Analysis, Indiana University, disponibile sul sito [link al sito] .
Pardey, P.G., Beintema, N.M. (2001), <<Slow Magic. Agricultural RD. A century after Mendel>>, Iffpri , n. 36, dic.
Rose, C. (1986), <<The Comedy of the Commons: Custom, Commerce and Inherently Public Property>>, 53 pp. 711-714.
Tsioumanis, A., Mattas, K., Tsioumanis, E. (2003), <<Is Policy Towards Intellectual Property Rights Addressing the Real Problems? The Case of Unauthorizes Approvationm of Genetic Resources>>, Journal of Agriculture Environmental Ethics, 16, 6.
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Una nuova agricoltura in campo

Il dominio pubblico della conoscenza: una tragedia o una commedia?

I finanziamenti pubblici per la ricerca in agricoltura sono aumentati nel corso del XX secolo, alimentando vasti incrementi nella produttività del settore. Pardey e Beintema (2001) ricordano che con un leggero aumento della superficie coltivata (da 1,4 nel 1961 a 1,5 miliardi di ettari nel 1998), si alimentano oggi il doppio di persone di quarant'anni fa. L'aumento di produttività che ha caratterizzato lo sviluppo agricolo nel XX secolo non deve essere dato per scontato. Esso è piuttosto "il risultato di un'interazione positiva fra agricoltori, produttori di input e un sistema di ricerca e di assistenza tecnica abbondantemente sostenuto da finanziamenti pubblici, che hanno prodotto e diffuso gratuitamente innovazioni e conoscenze " (Pardey e Beintema 2001: 1; corsivo dell’autore). Con l'avvento delle nuove biotecnologie e con il rafforzamento dei regimi di proprietà intellettuale che le imprese biotecnologiche hanno sollecitato, la diffusione gratuita di conoscenze e di innovazioni sarà sempre più difficile e limitata, soprattutto nei paesi poveri. Due ricercatori di biomedicina, Heller e Heisenberg (1998), hanno parlato del rischio degli anticommons , ossia degli ostacoli che si vengono a creare ai ricercatori quando conoscenze di base nella filiera innovativa sono brevettate già ad uno stadio iniziale del processo di ricerca. Al contrario della "tragedia dei commons ", di cui ha scritto Hardin nel 1968, in questo caso è un eccesso di titoli di proprietà, che elevando i Perso Vasta Fitfaye Inchiostro A Malapena Lì Sandali Con Tacco Argento 9CpKRx7B
, crea ostacoli ad un efficiente funzionamento del mercato. Le imprese private di solito superano i problemi di anticommons con accordi per licenze reciproche sui propri brevetti. Questa soluzione risulta invece più difficile per i centri di ricerca pubblica, che non hanno una cultura di brevettazione delle loro innovazioni (ne è un esempio il caso del golden rice ). Vista da una prospettiva economica, la conoscenza è un bene intangibile, dotato delle caratteristiche di quello che gli economisti chiamano il "bene pubblico": "non rivalità" e "non escludibilità". Non rivalità significa che l'uso di un'idea da parte di più persone contemporaneamente non impedisce, ostacola o diminuisce l'uso che di essa può fare il suo primo creatore. Non escludibilità significa che colui che per primo ha concepito un'idea innovativa, non appena la comunica a qualcun altro ne perde la capacità di controllo (e di conseguenza gli è difficile appropriarsi dei benefici economici che possano derivare da eventuali applicazioni industriali o commerciali della "sua" idea). Queste caratteristiche della conoscenza possono essere viste come un fattore positivo, dal punto di vista sociale, per le esternalità positive che esse creano; o negativo, perché sono un disincentivo alla ricerca privata. In assenza di protezione brevettuale, colui che ha investito in Ricerca e Sviluppo può, a causa dell'imitazione, perdere il controllo dei risultati della propria attività e non riuscire a recuperare i costi dell'investimento fatto. Gli estremi del dilemma sono, dunque, come minimizzare i costi della diffusione dell'innovazione, che i brevetti tendono a far aumentare, pur creando o mantenendo un ambiente favorevole all'investimento privato? L'equilibrio tra i due obiettivi è importantissimo: perché se si esagera "dal lato della protezione" si rischia di creare dei monopoli con poteri di controllo molto forte sulle attività innovative, che finiscono per ostacolare la nascita di nuovi creatori (questo è, secondo alcuni studiosi ed operatori, quanto è avvenuto con Microsoft). In mancanza di un certo livello di protezione, invece, si favoriscono i free riders se non addirittura il plagio e la pirateria. La teoria economica non ha una risposta certa e definita a questi problemi. Si tratta, piuttosto, di verificare caso per caso, a livello empirico gli effetti di incentivo provocati dalla proprietà intellettuale contro i costi, in termini di efficienza sia statica, cioè i prezzi di monopolio, che dinamica, cioè ostacoli alla diffusione dell'innovazione e all'emergere di nuovi creatori, al perseguimento di obiettivi di lungo periodo, alla diversità di approcci e all'esplorazione di più campi del sapere, obiettivi che solo la ricerca pubblica può perseguire ( L'economia dell'innovazione ci ammonisce a tenere presente che le imprese private hanno incentivi sub-ottimali a produrre conoscenza. Solo il sistema pubblico può tenere conto dei vantaggi complessivi, individuali e collettivi (Malerba e Torrisi, 2003; Gambardella e Pammolli, 2003).). Perciò, dal punto di vista teorico, le soluzioni più efficienti prevedono il ricorso ad un “insieme di strumenti” (Ostrom e Ostrom, 1977), come la produzione del bene da parte dello stato, finanziata con fondi pubblici (ad esempio, la produzione della conoscenza scientifica nelle università pubbliche) o interventi mirati a incentivare la produzione privata del bene e la creazione di un mercato dei beni pubblici in questione (l’assegnazione di diritti di proprietà), o, ancora, incentivi ad altre forme collettive di auto-organizzazione, nuovi esempi delle quali sono emersi nella creazione di software . La privatizzazione e la creazione di mercati non è dunque l’unica alternativa efficiente, specialmente quando si tratti della produzione di beni pubblici, come la conoscenza, che hanno una lunga tradizione sia di produzione decentrata in istituzioni diverse dalle imprese, basata su motivazioni extra-economiche di «prestigio e curiosità intellettuale» (Gambardella e Pammolli, 2003), sia di ampia diffusione basata sul libero accesso. L'articolo di Hardin ("The tragedy of the commons" 1968), sull'inefficienza della gestione collettiva dei commons , è molto noto e tanto citato dagli economisti. Meno noto e citato è invece l'articolo di Carol Rose "The comedy of the commons" (1986). L'Autrice illustra e analizza numerose situazioni empiriche, in cui la gestione collettiva dei beni comuni non è sfociata in tragedia, ma anzi ha garantito la conservazione del bene. Parimenti il volume di Elinor Ostrom (1990), Governing the Commons , mette in luce l’evoluzione delle istituzioni per l’azione collettiva, partendo dall’assunzione della capacità degli agenti di interagire tra loro, di auto-organizzarsi e di auto-governarsi. Il quadro si fa più complesso per l’apparire di forme diverse di organizzazione dell’azione economica, non assimilabili al mercato, all’impresa o allo stato. La stessa letteratura sociologica ed economica sui network (spesso basata sull'analisi dei network innovativi) delinea le caratteristiche delle "reti" come una peculiare forma organizzativa in cui la fiducia e le relazioni interpersonali hanno un ruolo di primaria importanza. Scopriamo così qualcosa di banale: nella storia non mancano esempi di produzione di beni pubblici, fuori dal mercato, senza l’incentivo del compenso economico derivante da un titolo di proprietà. Ma anche oggi, nella società dell'informazione, sono emersi nuovi esempi di forme organizzative, che hanno suscitato grande interesse tra gli economisti. Ci riferiamo ai casi di produzione di conoscenza libera su Internet, come le reti di collaborazione “tra pari” ( peer-to-peer ), fuori degli schemi organizzativi del mercato e dell’impresa. Nella letteratura economica sulle agrobiotecnologie, sembra invece prevalere l'opinione che la privatizzazione della conoscenza sia l'unica strada per il progresso scientifico e tecnologico. La spesa pubblica per la ricerca agricola e lo stock di conoscenze accessibili liberamente o a basso costo vanno diminuendo. C'è da chiedersi se la ricerca privata saprà servire altrettanto bene l'interesse pubblico nei paesi ricchi e soprattutto in quelli poveri. In gioco non è solo il progresso scientifico e tecnologico o il livello più o meno alto di benessere, ma la soddisfazione di un bisogno primario, ancora oggi non garantita, per quantità o qualità, ad oltre un quinto degli abitanti della terra.

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